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Giuseppe Schiavone

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Travel

Quando l’Irlanda chiama…

Cliffs of Moher

…non puoi che rispondere!!

 

I colori del cielo sembrano disegnati con gli acquerelli. Il suo verde fa tornare alla mente scontri epici fra draghi e uomini, nani ed elfi. La mia mente ha fantasticato spesso su quanto potessero essere mistici questi luoghi. E’ una terra magica, che deve essere vissuta con passione ed emozione, ci si deve far trasportare dalla sua semplicità.

Mi con sempre chiesto, faticando a trovare una risposta, come un luogo fisico potesse trasmettere altro, invece della sola bellezza dei suoi panorami. Come potesse un luogo farmi tornare alla mente, quasi come fosse scritto nel mio DNA scene di un lontano passato. L’Irlanda non è solo Guinness, o pub, o immense vallate verdi ed enormi scogliere sull’Oceano Atlantico; l’Irlanda è storia, l’Irlanda è un luogo dove il tempo si è fermato e dove ogni cosa assume un importanza vitale, trasmettendo tutto il suo bagaglio. I secoli, i millenni, sembrano concentrati in un unico momento, quello in cui finalmente aprirete gli occhi e vedrete voi stessi cosa significa essere li, semplicemente li.

DUBLINO

Prima tappa del viaggio. 2 giorni per girare la città, capirne i ritmi, e coglierne il respiro.

La S.Patrick con la sua immensità e con la sua imponenza

San Patrick

S. Patrick

Girando per quartieri caratteristici della città

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e visitato la Guinness Storehouse:

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il tour prevede di arrivare in cima alla torre, per poter ammirare il panorama della città, e il momento in cui ti rendi conto che l’orizzonte si fonde con la Guinness, allora si che ti trovi nel posto giusto al momento giusto!!

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e la prima è fatta…

Questa poi è una città internazionale e si vede anche da come si sono evoluti i trasporti

Dublino

Dopo aver passato due giorni a Dublino era arrivato il momento di uscire fuori, ed andare incontro al destino, incontro alla parte che più attendevo del viaggio, l’entro terra è la parte più selvaggia e incontaminata. Eppure, spesso, si trovano gruppi di casette, con un un market che, con mia grande sorpresa (in Italia la vedono come una cosa assurda) è aperto 24H, non solo i market nelle città.

NEWGRANGE

Uscito da Dublino, faccio una breve sosta ad un antica tomba preistorica “NewGrange”, risalente a poco più di 5000 anni fa, addirittura più antico del sito di Stonehenge. Un struttura immensa, completamente persa nel verde. Ha una particolarità degna di nota, oltre ad essere uno dei più vecchi ritrovamenti del genere in Europa. E’ una tomba a camera costruita in modo tale che il primo fascio di sole del solstizio d’inverno illumina il corridoio fino alla camera mortuaria posta al centro della struttura stessa.

Newgrange

SLIGO

Ed ora direzione nordovest, più precisamente verso Sligo, un piccolo borgo di pescatori, molto ben tenuto, moderno e storico allo stesso tempo. Con scorci caratteristici, ed una immensa conca naturale che si affaccia sull’Atlantico.

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Sligo

INISHBOFIN

Una delle esperienze più belle che, però, ho vissuto in Irlanda, è stata quella di visitare Inishbofin, una piccola isola che fa parte della Contea di Galway. Il meteo sicuramente non è stato dei nostri, e poco fuori dalla conca di Cleggan, il peschereccio da turismo ha cominciato ad essere in balia delle onde. Personalmente non è stato un grosso problema, poiché son nato e cresciuto su una barca (grazie padre, santo uomo), ma molte persone hanno sentito molto di più il mare. Tra la nebbia e la pioggia, la visibilità era ridotta a pochi metri dalla barca, una situazione psicologicamente molto forte da gestire, ma anche molto surreale e piacevole dal punto di vista visivo, ancora una volta l’Irlanda aveva dimostrato la sua magia.

Inishbofin Inishbofin Inishbofin Inishbofin

Arrivati sull’isola quella sensazione di surreale si è amplificata, con vallate quasi alla Silent Hill (per chi non lo conoscesse è un videogioco da cui è stato poi tratto anche un film horror, ambientato in una cittadina avvolta nella nebbia).

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Girare per le vie dell’isola è stato stupendo, con quella leggera pioggerellina che mi ha accompagnato fin da quando ho messo piede in terra Irlandese. Incrociando solamente i pescatori dell’isola.

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o magari qualche altro escursionista.

Alla fine però, una birra prima di riprendere il traghetto per la terra ferma è d’obbligo, e l’unica locanda presente sull’isola è il “The Beach, Days Bar“, un locale caratteristico che accoglie i pescatori infreddoliti e inzuppati dalle battute di pesca in alto mare, un’isola di salvezza per chiunque cerchi un momento di calore per rifocillarsi.

Inishbofin

portiamo un po di colore in questo luogo lontano dalla luce!

Inishbofin

Sarà stata l’aria del posto, sarà stato il tempaccio, o l’adrenalina del maltempo in mare, ma questa volta la birra sembrava più buona e il panino con hamburger che ho divorato sembrava anche fin troppo piccolo.

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GALWAY

Una città vivace, solare, e non solo perché ad accogliermi, finalmente dopo 5 giorni, c’è stato un sole caldissimo, ma perché è una città dinamica, artistica, le sue vie erano disseminate di artisti di strada, che tra spettacoli musicali, di fuoco, e di equilibrio, alle volte anche mischiate tra loro, mi hanno tenuto compagnia in modo che mai mi sarei aspettato.

Galway  Inoltre, in questi giorni, Galway è stata la tappa della regata più famosa e più difficile al mondo, la Volvo Ocean Race. Una regata che si estende in tutto il mondo, gli equipaggi viaggiano con le famiglie al seguito, perché ha una durata di diversi mesi, facendo tappa in moltissime città. Si avvertiva la stanchezza e la pesantezza fisica degli equipaggi al loro rientro in porto.

Volvo Ocean Race Volvo Ocean Race

Il porto era stupendo, ricco di barche di ogni tipo, soprattutto di una tipica barca del posto, con una velatura di colore e forma particolare, e lo scafo dalla forma molto strana, l’Hooker di Galway, un’imbarcazione che ho trovato solo nella contea di Galway.

Galway Hooker Galway Hookergalway-3galway-2galway-1

E come se tutto ciò non avesse già scatenato fin troppe emozioni, l’addio questa città me lo da in modo tutto suo, quel giorno è stata organizzata una sfilata/corteo stupendo, che ricordava gli USA nei loro momenti storici più importanti.

(*)immagine dai riferimenti puramente casuali

galway-5e la sera mi aspetta la meritata birra in uno dei pub più famosi di tutta l’irlanda, il “King’s Head Pub”.kings head

LA GUIDA

Le emozioni sono veramente intense, ed è una susseguirsi continuo, senza sosta, il viaggio è la parte che preferisco, in piccole e strette stradine delle e tra le contee, e tutto questo rende le emozioni molto più forti e più autentiche. L’autostrada ad anello non faceva parte dei miei piani, ho voluto vivere le campagne e sentire il profumo della terra bagnata, il rumore delle foglie e gli alberi sussurrarmi della loro storia millenaria. Ma c’era una cosa per la quale ci ho messo un po ad abituarmi, il senso di marcia. E si, in Irlanda si guida nella corsia di sinistra, come in tutti i luoghi anglosassoni. Ci è voluto veramente un po per sciogliermi, i primi chilometri ero giustamente teso, mantenere correttamente la corsia giusta, o affrontare le rotatorie al contrario (in Italia il 90% delle persone non ha ben chiaro il senso di rotazione a destra, figuriamoci quello invertito, fortunatamente non è stato il mio caso). Sulle strade extra urbane non è andata così male, le principale arterie di uscita e ingresso delle città. Il problema è stato mantenere la calma su strade poco più larghe della mia macchina (un Opel Corsa), su continui sali/scendi, con la nebbia e la pioggia. Diciamo che, ho avuto momenti di tensione, soprattutto quando non trovavo il cambio nel posto in cui me lo ricordavo!!!!! Ma alla fine, dopo un paio di giorni, era praticamente fatta, ero pronto a guidare ovunque il destino mi volesse portare.

Ma le strade si fanno percorrere e fortuna vuole che si facciano incontri meravigliosi, un turista olandese di cui non conosco il nome, che stava girando tutta l’Irlanda in bici, partendo e tornando a Dublino.cliffs-of-moher-2Come fa questo meraviglioso paese ad essere così vario, così incredibilmente puro, e selvaggio?cliffs-of-moher-3 cliffs-of-moher-4 cliffs-of-moher-5ma camminando camminando arriviamo finalmente…

CLIFFS OF MOHER

…questo è il momento che ho atteso più di tutti. Sicuramente uno dei posti più incredibili e più conosciuti di tutta l’Irlanda. L’arrivo alle Scogliere di Moher. Pareti di roccia alti più di 200 metri a strapiombo sull’Oceano Atlantico.

Un posto nel quale mi fermo per un tempo indefinito, non mi interessa assolutamente sapere QUANDO sono. Questo è un luogo dove spazio e tempo non esistono più, e l’unica cosa che ti accompagna è il suono dell’Arpa mista al suono delle onde che sbatte violentemente sugli scogli, duecento metri più in basso.cliffs-of-moher-8 cliffs-of-moher-6E mentre avanzo lungo il percorso, il cuore comincia a battere sempre più all’impazzata, mi avvicino sempre più al ciglio del burrone, e mentre da un lato qualche buon amico, fa un bel riposinocliffs-of-moher-7dall’altro i miei occhi vedono il paradiso

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Provo a sporgermi con accortezza. Più in giù, ho visto alcuni gabbiani volare per fermarsi sul nido al riparo dalle intemperie atlantiche. L’amico si è trovato un attico niente male veramente.

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Inizio il rientro alla macchina, e mi volto nuovamente ad ammirare quel immenso panorama, nel quale chiunque si sentirebbe nulla.

Cliffs of Moher

KILLARNEY

Manca poco perché il viaggio finisca, manca un ultima tappa. La tranquilla cittadina di Killarney. Ci accoglie con un bellissimo paesaggio, il vicino lago di Laugh, sovrastato da un incredibile castello di roccia, massiccio, e medievale come quasi tutti i luoghi che ho visitato, eppure questo è particolarmente massiccio. Il Ross Castle.

ross_castle_killarneyApprofitto della calma del lago per fare un escursione in barcakillarney

 

RICORDI

Il viaggio volge al termine, purtroppo sono quasi arrivato a Dublino, 9 giorni sono trascorsi, fin troppo velocemente, e porto con me l’idea che questo posto incantato non sia frutto solo della mia fantasia, o di qualche sogno incredibile. Questi luoghi esistono realmente, impressi nella mente, quasi come fossero marchiati a fuoco nei ricordi. Per salutare questa terra magica, mi permetto di utilizzare una citazione che tutti conosciamo, sicuramente, perché è così incredibilmente vero:

Il cielo d’Irlanda è un oceano di nuvole e luce
Il cielo d’Irlanda è un tappeto che corre veloce
Il cielo d’Irlanda ha i tuoi occhi se guardi lassù
Ti annega di verde e ti copre di blu
Ti copre di verde e ti annega di blu

e ancora

Ma dopo un momento i colori li fa brillare più del vero
Ma dopo un momento li fa brillare più del vero
Il cielo d’Irlanda è una donna che cambia spesso d’umore
Il cielo d’Irlanda è una gonna che gira nel sole
Il cielo d’Irlanda è Dio che suona la fisarmonica
Si apre e si chiude con il ritmo della musica

 

grazie mia amata dal lungo vestito verde e dai folti capelli turchese.

L’attrezzatura

Scegliere con criterio quale deve essere la nostra attrezzatura tecnica, è sempre molto complesso. Ci deve accompagnare nelle situazioni più improbabili, e deve funzionare sempre al massimo.

Tutti sappiamo che in base a ciò che vogliamo fare, esiste uno strumento più opportuno di un altro. Non esiste uno strumento migliore in assoluto. In qualunque campo.

Nella fotografia, e nella mia esperienza personale le cose sono andate in questo modo.

La mia scelta è stata dettata dalla necessità di avere un sistema altamente trasportabile, dal peso e ingombro ridotti, poichè la mia vecchia fotocamera era una reflex Olympus E-3 con sensore 4/3, una macchina stupenda che mi ha dato grandissime soddisfazioni assieme all’obiettivo Zuiko 12-60 f2.8-4, obiettivo voluminoso e piuttosto pesante, con lenti e filtri di dimensioni generose, le ho dato la morte sotto la pioggia e con vento e polvere, una fotocamera incredibilmente resistente e con un ergonomia formidabile.

PESO TOTALE E3 + 12-60: 1.5kg

Quando però uscì il sistema Micro4/3, ingombro e pesi ridottissimi, che ricordavano moltissimo il vecchio sistema OM di Olympus, aumentando la qualità di immagine in modo assurdo, riduzione del rumore ad iso maggiori, ottiche fisse luminosissime ad un prezzo tutto sommato accessibile, e un ritorno al design retrò. E’ stato amore. Se in testa mi era balenata l’idea di acquistare una Canon 5D mkIII, dopo aver visto la nuova (all’epoca) Olympus OM-D E-M5, si è completamente cancellata quell’idea. Alla macchina era abbinato in kit, uno zoom tropicalizzato non molto luminoso M.Zuiko 12-50 f3.5-6.3, ma altamente versatile.

Olympus OM-D E-M5_H5A9977

Dopo aver venduto il mio vecchio sistema ed aver acqustato la E-M5, ho cercato e cercato di tutto sulla rete, leggendo recensioni internazionali, sulle ottiche fisse e zoom, e sul rapporto qualità prezzo. Mesi di ricerche e alla fine ho ceduto alla tentazione a cui tutti i fotografi cedono.

L’ACQUISTO DI UN FISSO!!!!!

Il mio primo obiettivo è stato un M.Zuiko 45mm f1.8 al prezzo nuovo di 250€. Ottica di una nitidezza fantastica, e premiata per il potere risolvente delle sue lenti, in rapporto al prezzo. Lo uso moltissimo per primi piani, mezzi busti, dettagli, still life, anche in situazioni di luce scarsa. Molto neutro nei colori. E le dimensioni sono imbarazzanti, sembra un giocattolo, l’unica cosa è il materiale del barilotto, seppur di buona qualità, resta sempre di plastica.

M.Zuiko 45mm f1.8

 

E DOPO IL PRIMO…

La mia seconda lente è stata un M.Zuiko 17 f1.8, pagato usato circa 350€. L’acquisto di quest’ottica è stato dipendente dal fatto che stessi cercando un obiettivo per street (quindi tra 35mm e 50mm rapportato al FF), luminoso facile da usare e con possibilità di correzione del fuoco manuale con ghiera marcata delle distanze (in MF serve poco più di 1/4 di giro per andare dalla distanza minima a oltre infinito). Lette assolutamente perfetta, linee dritte, niente aberrazioni cromatiche, niente distorsioni, costruito tutto in alluminio. E’ la lente che dopo 2 anni ho lasciato quasi sempre attaccata alla macchina, raramente l’ho tolta per usare altro.

Zuiko 17mm f1.8

…PRESA L’ABITUDINE, I VIZI RESTANO

Recentemente, ho valutato l’acquisto di una ottica ultragrandangolare, ho valutato zoom, e fissi, grandangolari o fisheye. Dopo 2 mesi di ricerca sul web, mi son reso conto di quanto potesse essere bello usare un fisheye (magari corretto delle distorsioni se troppo esagerate). E così cercando ho trovato il pluri premiato Samyang 7.5 f3.5. Un ottica molto compatta, totalmente manuale, costruito in metallo e molto solido. Una qualità ottica veramente eccellente, con un leggero problema di aberrazione cromatica ai bordi (ma stiamo parlando di un obiettivo da 180° di inquadratura), ed un prezzo ridicolo, di circa 260€. E la cosa ancora più incredibile è che per essere un supergrandangolo ha una distanza di fuoco minima veramente ridottissima (circa 9 cm!!!). Obiettivo che per un viaggiatore non deve essere assolutamente un optional.

Samyang 7.5mm f3.5 FishEye

Attualmente ho anche uno zoom tele M.Zuiko 40-150 f4-5.6, un po buio ma per averlo pagato solo 150€ appena uscito è molto nitido ed ha un AF molto preciso

M.Zuiko 40-150mm f4-5.6 R

ma ho un tarlo che mi rivolta la testa, ed è l’acquisto di uno zoom tele superluminoso. Il M.Zuiko 40-150 f2.8. Ma ho ancora tempo, d’altronde ho studiato “SOLO” 1 mese.

PESO TOTALE: E-M5 + 7.5 + 17 + 45 + 12-50 = 1kg

In questo caso, però, ho praticamente tutte le ottiche che mi coprono quasi tutti i generi fotografici, in uno zaino molto più compatto e leggero, e con un resa ottica nettamente superiore, e che dopo ore di trekking quasi non si sente, soprattutto se la macchina la portate sempre al collo.

E poi è figa da morire, in Olympus sono stati veramente dei paraculi assurdi a ricreare il design vintage delle vecchie OM.

PRO

Con un sistema del genere ho sicuramente la possibilità di portarmi dietro tutta l’attrezzatura senza effettuare scelte drastiche e decidere di lasciare a casa qualcosa che poi in viaggio mi sarebbe potuto tornare utile.

Tropicalizzazione e stabilizzazione del sensore unici al mondo, e i migliori del mercato.

CONTRO

L’unico neo che le ho trovato in questi anni è stata la gamma dinamica ad alti iso, nettamente inferiore alla concorrenza FF. Purtroppo in questo il sensore più piccolo paga molto.

Un contro che invece non considero tanto negativo, è la profondità di campo, più ampia rispetto al FF, e questo in determinati generi fotografici (avifauna o closeup) potrebbe risultare un po fastidioso se si cerca lo sfocato a tutti i costi. In realtà non è proprio così, poichè per questo sistema esistono diversi obiettivi f0.95, morbidi e nitidi, da fare invidia anche ai migliori Leica.

 

E dopo avervi fatto questo immenso pippone sull’attrezzatura fotografica che utilizzo vi auguro un buona serata e che possiate viaggiare sempre con la vostra fotocamera sempre al collo.

La Colonna Sonora

music-dandelion

C’è un elemento che mi accompagna in ogni viaggio, in realtà mi accompagna ovunque, e senza la quale proprio non riesco a stare, anche nel momento in cui vi scrivo. La musica. Proprio non riesco a farne a meno.

Ora, ad esempio, ascolto “Le Onde” di Einaudi. Mi trasmette pace, calma e serenità, riesce a districare i pensieri arrovellati nella mia mente, come fosse una specie di magia, quasi come fosse il canto di una sirena.

Proviamo a fare un esperimento.

Provate ad immaginarvi, seduti a leggere un libro.

Ora provate a immaginarvi ripresi da una telecamera che vi gira attorno, quasi come fosse un film.

Bene.

Ora immaginate di dover associare a quel momento del film, una canzone che esalti la ripresa, che esalti le emozioni che provate nel leggere quel libro. Scegliete un genere, un artista, un brano…cosa avete scelto?

Per quanto mi riguarda funziona alla grande, e uso sempre lo stesso concetto per scegliere la musica che mi dovrà accompagnare nei miei viaggi. La playlist che se ascoltata a distanza di anni, mi ricorderà per sempre quei posti meravigliosi in cui sono stato. Ricordo ancora, per esempio, che quando ero piccolo, avrò avuto massimo 10 anni, siamo partiti, io, mia sorella e i miei genitori, per un viaggio in Trentino, e ricordo che “Benvenuti in Paradiso” di Antonello Venditti fu la Theme Song di quel viaggio meraviglioso, ed è un ricordo che non cancellerò mai dalla mia mente, e quando mi capita di riascoltarla quasi riesco a vedere ogni momento in cui l’abbiamo ascoltata, sulla Costiera Amalfitana, vicino il Lago di Garda, e di ritorno a casa, al Parco Nazionale d’Abruzzo mentre ci siamo fermati sulla strada perché c’erano dei cavalli che non ne volevano sapere di spostarsi, e che poi abbiamo accarezzato.

Questa estate siamo partiti con amici per andare in Sicilia 5 giorni, ad esempio, e la colonna sonora è stata solo e unicamente musica commerciale, dance e pop, e la theme song è stata “La Vita com’è” di Max Gazzè, ascoltata mentre entravamo a Taormina. Certe cose non si dimenticano.

Quando, invece, son partito per l’Irlanda non riuscivo a non pensare all’arpa e al flauto, e anche se non è la tipica musica irlandese, ho scelto di portare con me la colonna sonora del Signore degli Anelli. EPICA, ed ha funzionato alla grande, anche se alla mia compagna di viaggio non piaceva proprio per niente.

Per la Norvegia, però, la scelta sta diventando molto difficile, perché passerò tantissimo tempo in auto, e molto spesso sarà difficile guidare con la stanchezza, dovendo rispettare i rigidi controlli dei bassi limiti di velocità presenti nel paese. Per cui sto preparando delle playlist molto attive, che mi tengano compagnia. Musica di ogni tipo, in base allo stato d’animo. Per ora sto preparando la selezione Swing Pop e Surf Rock.

Se siete curiosi di ascoltare qualcosa di Swing più moderno, vi consiglio “Gimme That Swing” di Cissie Redgwick.

Mentre per quanto riguarda il Surf Rock, vi consiglio vivamente “The BFoundation” dei Bazooka Joe, decisamente più da viaggio rispetto alla prima.

Mi raccomando, non dimenticate la vostra colonna sonora da viaggio, vi accompagnerà per tutto il tempo.

…e la buonanotte ve la do con “Vicarious” dei Tool

1. Tipo di Viaggio

Che persona sei?

Sei più tipo da Tè al parco? O sei più tipo da Escursioni in Alta Montagna?

Preferisci la confusione della piazza del paese di domenica a mezzogiorno circondato da bimbi che giocano a pallone? O la profonda pace dell’infinito azzurro che ti sovrasta e del verde che ti circonda in cima ad una vetta?

Prediligi le comodità e i confort di una crociera ai Caraibi o le difficoltà e l’adrenalina di un escursione sullo Jotunheimen?

Ho provato entrambe le cose, in momenti distinti, e se è anche vero che spesso, è la fusione delle due esperienze che rende tutto perfetto, personalmente preferisco di gran lunga le difficoltà della natura, affrontare e risolvere situazioni complesse, sentirmi in grado di poter gestire le avversità della natura.

Sentire il dolore del vento gelido che mi leviga il viso mentre piovendo a dirotto, cerco di fissare la tenda nel punto in cui ho deciso di passare la notte. Accendere un fuoco per riscaldarmi o per cucinare qualcosa da mangiare, in quei momenti in cui anche una tisana calda mi sembra la salvezza. Svegliarsi la mattina sentendo solo il cinguettio degli uccelli che mi accompagna, mentre qualche metro più in la si svela un panorama da togliermi il fiato, e l’unica cosa che sono in grado di fare, è sorridere, emozionarmi, sentire il cuore che quasi esplode.

Certo questo tipo di viaggio prevede molti sacrifici, non si dorme comodamente su un letto ortopedico, non hai il calore del caminetto che ti scalda, e non hai la connessione ad internet ogni volta che lo desideri, ma infondo è quello che cerco quando vengo in luoghi del genere. Ritrovare il mio posto nel mondo, e ricongiungermi con esso.

Un viaggio Into the wild, prevede una pianificazione meticolosa di tutti i dettagli, e poi, come direbbe mia madre, “prevenire è meglio che curare“, ovviamente ciò che è possibile prevedere.

Dovrete prevedere:

  • dove dormire
  • cosa mangiare o bere
  • ogni quanto potrete fare rifornimenti
  • eventuali precauzioni mediche tipo fasciature o antidolorifici
  • in caso andiate con un mezzo vostro, dovrete prevedere di fare tutti i controlli prima della partenza e avere un minimo di abilità meccaniche
  • come trasportare tutto il necessario senza stressare troppo il vostro fisico per troppo tempo
  • conoscere la legislazione dei paesi in cui state andando, riguardo permessi e tasse da pagare, o la moneta nazionale (argomento molto spesso, troppo sottovalutato)

Ma la cosa più importante è rendersi conto di quanto un esperienza di tipo naturalistico possa provarci psicologicamente.

Lo si può fare in compagnia, il che rende tutto più facile, anche se si è soggetti alle necessità e alle difficoltà di un altra persona, e in questo caso, ovviamente, è buona norma scegliere il giusto compagno in base all’escursione che ci apprestiamo a fare.

Ma un viaggio avventura lo si può fare anche in solitaria, e, in questo caso, l’aspetto psicologico diventa di primaria importanza. Tutto è più amplificato. Se decidete di dormire in una pineta, vicino al mare, e di notte dovesse scendere la nebbia, vi ritrovereste in una situazione per certi versi eccitante, per certi altri, molto stressante da gestire. A maggior ragione se siete consapevoli che la città o il luogo abitato più vicino è a qualche km di distanza. In quei momenti dovrete essere bravi a concentrare l’attenzione su altro, magari leggendo o ascoltando musica, o ancora meglio, rivedendo i piani del giorno seguente, le tappe, o le escursioni in programma.

Ricordate più di ogni altra cosa, l’avventura è dentro ognuno di noi, dovrete solo riscoprire voi stessi, e affrontare i problemi senza paura, perché se qualcosa la desiderate veramente, troverete sempre un modo per farla.

Lo Spirito del Viaggiatore

Tutti viaggiamo, e lo facciamo in modo molto diverso.

Lo si può fare seduti su un divano mentre si guarda un film di avventura ambientato nella giungla tropicale, o guardando un documentario sulla barriera corallina. Siamo attratti dai pericoli del Mondo, dalla sua varietà, e dalla sua complessità, perché in fondo anche noi siamo animali, e come tali abbiamo un istinto, ormai celato dietro le tante comodità dell’occidente.

In televisione ci sembra tutto così distante, così impossibile da raggiungere, così maledettamente non nostro.

Anche io ho sempre ragionato così, mi sono sempre limitato al guardare tramite uno schermo asettico, ciò che accade nel mondo, come fosse una finestra a prova di bomba, ma ho sempre sentito la mancanza di qualcosa di più, di un brivido, di qualcosa che risvegliasse in me quell’energia primordiale. Qualcosa che mi portasse oltre 2000 metri di altezza, sopra ogni cosa, e guardare dall’alto questo Mondo meraviglioso, ricordandomi a cosa ho rinunciato per troppo tempo.

Ma per poterci arrivare è necessario che accada qualcosa, qualcosa di forte, qualcosa che ti smuova le fondamenta di una vita che credevi troppo stabile e sicura, qualcosa che ti cambi le priorità, e rimetta tutto in gioco. A me è successo, ma di questo ve ne parlerò in futuro.

A quel punto è stata solo una questione di tempo, e quando mi sono risvegliato da quel torpore, ho capito che il mio modo di vivere avrebbe dovuto cambiare. Sarei stato meno coccolato dalle tecnologie, e dai confort.

Ho riscoperto in modo molto diverso cosa vuol dire immergersi nel blu profondo, perdendo ogni riferimento. Situazioni in cui il pericolo è dietro l’angolo, nascosto dietro una bellissima Murena che è tanto affascinante quanto pericolosa.

Ho ripreso ad andare in Mountain Bike, esplorando ogni angolo della mia terra. Ho cominciato a riprendere fiducia nel mezzo, e nelle mie possibilità, riscoprendo un nuova, infinita forza che scaturiva dalla scoperta, dal non sapere cosa si può trovare oltre il prossimo promontorio. Ho scoperto posti lunari, oasi di vita, e tanta natura.

Ho cominciato a fare trekking, anche in questo caso, alla scoperta di luoghi vicini ma così tanto sconosciuti, superando i 2000 metri, passando per pareti rocciose e incontrando pini secolari, e riscoprendo l’adrenalina che può farti sussultare nel momento in cui cammini a meno di un metro da uno strapiombo alto centinaia di metri, e godendo di una vista che, forse, solo alle aquile è permesso avere.

Quando provi in prima persona certe emozioni non torni più indietro, hai risvegliato un demone che non ti abbandonerà mai più, hai risvegliato il tuo spirito selvaggio, hai risvegliato il tuo “Spirito del Viaggiatore”.

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