Ricerca

Giuseppe Schiavone

Categoria

Reportage

“Taranto Vecchia”

Taranto Vecchia
Taranto Vecchia

La fotografia per me è un miracolo, un dono che ci è stato concesso per poter immortalare momenti che durano meno di un battito di ciglia. Ogni momento è sfuggente, ogni azione genera delle conseguenze, ed è questo il bello di poter girare sempre con una fotocamera al collo. Essere presente nel momento in cui capita qualcosa di unico, qualcosa di meraviglioso o qualcosa di profondamente tragico. Per me è un privilegio la fotografia, com’è un privilegio vivere in una città tanto meravigliosa com’è Taranto. E’ come una donna bellissima, fiera della sua storia e delle sue origini spartane, e come per qualunque altra persona basta scavare un po nella sua storia per capire che tutta quella bellezza cela un lato tragico, orribile. E’ una città sofferente, e vive in simbiosi con quel male che la tiene in vita.

Girare per le vie della Città Vecchia, ti fa viaggiare nel tempo e nello spazio. Ti fa perdere nelle sue strette vie e ti racconta di storie ormai dimenticate nei secoli. Conoscere tutti i suoi segreti e le sue avventure è un viaggio che può durare una vita intera.

Taranto Vecchia
Taranto Vecchia
Taranto Vecchia
Taranto Vecchia

Comincia sul lungomare dei pescherecci la mia giornata, l’antica via Cariati, un porto che ha solo lei, con le abitazioni dei pescatori, pericolanti e sventrate dall’inesistente intervento di una classe politica fantasma, da un lato, e la lunga schiera di grandi pescherecci da altura, dal lato opposto. La mattina è un luogo vivo, pieno di movimento. I pescatori tornano dalla battuta di pesca notturna, con il loro prezioso carico, alcuni si occupano della pulizia dei ricci o delle cozze nere. Altri sistemano le reti per preparare la barca alla prossima battuta. E’ tutto un fermento, un via vai di gente che non si ferma. In alcuni casi si percepisce la stanchezza nei loro volti. Uno sguardo che può dirti tutto, in un attimo di vita, se solo glielo permetti.

Taranto Vecchia
Taranto Vecchia
Taranto Vecchia
Taranto Vecchia

Altre volte, invece, ci si fa coinvolgere dalla splendida accoglienza e ospitalità dei ragazzi, per nulla infastiditi dalla presenza di una macchina fotografica o di qualcuno che non hanno mai visto. E’ un aspetto che ho imparato a conoscere, un lato che non conoscevo assolutamente, e che anzi criticavo senza “sapere”. Alle volte ci si può sbagliare alla grande.

Ho chiesto loro di come fosse andata la notte, e con un sorriso amaro mi hanno risposto chiedendomi se avessi mille euro da regalare loro. Evidentemente non deve essere andata per nulla bene. Parlando con un altro pescatore però, mi ha spiegato che in questo periodo c’è poco pesce sotto costa, e che per prendere qualcosa di accettabile ci si deve spostare molto fuori, e ovviamente queste, sono spese che devono essere sostenute a prescindere se dovessero o meno tornare con la stiva piena.

Taranto Vecchia
Taranto Vecchia

Ma la dedizione al loro lavoro è ammirevole. Oggi la giornata è calda, ma sono le 11 di mattina, la notte non deve essere, invece, stata tanto clemente. Noto le loro mani rude, e non posso non notare le molteplici lesioni, eppure il morale è sempre alto, questa è gente da invidiare, gente che nonostante tutto non si arrende, e forse, trova del positivo anche là dove apparentemente non c’è.

Ma le situazioni si susseguono senza sosta, e come degli esperti sarti mettono mani alle reti. Prima vengono stese, poi tirate, poi raccolte, poi ne cercano le parti rotte o rovinate per sostituirne i pezzi, poi viene nuovamente stesa e con uno speciale ago ne ricuciono i pezzi strappati durante la pesca in mare. La cosa che mi ha colpito, però, è che una volta stese sulla terra ferma, le reti prendono la forma delle onde del mare, mi perdo in questa similitudine quel tanto che basta a farmi deconcentrare e distrarre da una scena stupenda, che non racconterò.

Taranto Vecchia
Taranto Vecchia
Taranto Vecchia
Taranto Vecchia
Taranto Vecchia
Taranto Vecchia
Taranto Vecchia
Taranto Vecchia

Eppure in tutto questo c’è del marcio, è una città abbandonata al suo destino, e il cittadino non l’aiuta per nulla, è pieno di sporcizia ovunque. Nelle buche sul pavimento di marmo, o in acqua sotto le banchine, è pieno di polistirolo, bottiglie di plastica o pezzi di ombrellone arrugginiti. E dopo aver visto tanto splendore mi tocca il profondo dell’anima comprendere che piccoli gesti potrebbero cambiare radicalmente questa città. Ma i cittadini, non tutti, ma una buona parte, non ha intenzione di cambiare, di capire quanto importante siano i gesti dei singoli cittadini, o di quanto positivo possa essere far capire ai propri figli l’importanza del non buttare la carta del gelato in acqua.

Taranto
Taranto

E’ una città meravigliosa quella in cui vivo, ricca di contrasti e di aneddoti di ogni tipo. Così poco si conosce del cuore di una delle città più antiche e gloriose d’Italia. Vorrei che la mente dei cittadini del “borgo” si aprisse. Vorrei che i tarantini riscoprissero l’istinto di appartenenza alla loro terra, partendo dalla storia. Dal dialetto, un dialetto così disprezzato da noi stessi perché crediamo che sia troppo grezzo, sguaiato, quando non è affatto vero. Basta poco per riscoprirsi fieri di uno dei posti più belli del mondo, a due passi dal ponte girevole, abbracciata dai Due Mari.

La ricerca dell’emotività

Salgado_Africa2

Ognuno di noi cerca qualcosa su questo Mondo.

C’è chi cerca l’ultimo modello di fotocamera, e chi la lente più definita.

C’è chi cerca il posto giusto, e chi il momento giusto.

C’è chi cerca la persona perfetta, e chi, invece, la trova!

Alle volte si pensa che sia solo questione di fortuna, che le nostre decisioni possano condizionare il percorso della nostra esistenza solo in parte, e quando non riusciamo ad arrivare alla meta, sia colpa della fortuna che ha deciso di voltarci le spalle proprio in quel momento.

Molto spesso si creano dei contrasti dentro di noi, scelte che facciamo in base alla nostra esperienza, o al semplice e puro piacere di ricercare il bello in una situazione. La fotografia è evoluzione, è ricerca, continuo sviluppo delle idee e dell’intelletto, ma alla base di tutto c’è sempre l’emozione. Imparare ad ascoltare queste emozioni, è quanto di più difficile si possa immaginare. Anche le situazioni più semplici ci possono mettere in difficoltà.

Ho provato a buttarmi in ogni genere fotografico, dalla macro dei fiori alla fotografia paesaggistica, dalla fotografia glamour al reportage di matrimonio. Sono sempre stato maledettamente curioso, fin da piccolo, quando per la prima volta ho usato l’Olympus OM1 di mio padre con il 50mm f1.8, piccola leggera e solida, al matrimonio dei miei zii. Ma nessuno di quei generi mi ha mai trasmesso un brivido, quella scarica emotiva che mi smuovesse qualcosa nel profondo, che mi turbasse o mi facesse sorridere. E man mano che provavo a vedere qualcosa di nuovo, mi sono accorto che la fotografia non mi emozionava più come avrei voluto. La stavo allontanando. Destino vuole, però, che mi sia imbattuto per puro caso nel film-documentario di Wim Wenders dedicato a Sebastiao Salgado, IL SALE DELLA TERRA, ed è da lì che tutto è cambiato. Le sue foto trascendono la carta, lo schermo e arrivano dritti al cuore, alle volte con violenza, devastandoti con la loro cruda descrizione sulla devastazione dell’uomo. Come le immagini dell’Africa e più precisamente del RuandaSalgado_Africa salgado_worker salgado_cartello

Alle volte ti culla dolcemente facendoti ritrovare quel senso di appartenenza e profondo legame con tutto ciò che esiste, donandoti meravigliose scene di animali liberi, tribù di uomini ai confini del mondo conosciuto. Insomma, era proprio questo che stavo cercando. Quanto sono stato cieco in tutti questi anni.salgado_norvegia salgado_genesisalgado_genesi2

A quel punto ho deciso di cambiare tutto, a cominciare dall’attrezzatura. Ma come si può pensare che sia lo strumento a fare la differenza? Passare da una reflex voluminosa ad una compatta ma ugualmente potente mirrorless, abbandonando l’idea dei troppo comodi zoom, per abbracciare la strada dei fissi. La mia è stata una ricerca che non si è mai fermata, e che mi ha portato a capire l’importanza dell’interazione con le persone, e con gli animali, ed è per questo dovevo togliere tutte le distrazioni. Il fisso ti obbliga a pensare, ti impone disciplina, non ti permette di distrarti dalla scena e ti costringe ad interagire con essa e con il mondo circostante. Non è un discorso da puristi, personalmente li ho sempre odiato quelli che decantano la loro, come verità assoluta su tutto e tutti. Ci ho messo molto tempo a prendere confidenza con il 35mm, ma ora posso dirlo, per me non c’è nulla di più bello che essere nella scena nel momento stesso in cui la stai scattando. Puoi sentire lo sguardo dei soggetti che penetra l’obiettivo, ti coinvolge ed esalta ogni emozione. La paura diventa terrore, la felicità diventa euforia, e alle volte si fa fatica anche a rispondere a semplici domande, perchè la mente è troppo concentrata sul momento, e al minimo cenno di interazione hai quasi timore di stare facendo qualcosa di sbagliato. Ma non è così, anzi, la maggior parte delle volte, è proprio la curiosità che spinge le persone, a chiederti il motivo per il quali hai scattato loro una foto.

Purtroppo oggi la semplicità è qualcosa che non è più richiesta, e quando qualcuno prova ad essere gentile con noi, chiaro nella scelta delle parole, ci sembra strano. Ciò che ho avuto difficoltà a capire fino ad ora è stato proprio questo, scegliere di interrompere la scena e chiedere il permesso, o scattare per poi interagire? Sta tutto lì l’equilibrio. Capire la scena. Anticipare i movimenti del soggetto, quando possibile. Ma è proprio questo che genera un esplosione di emozioni, e quando per fare quella foto con il 35mm sai di dover essere a 2 metri, forse meno, dal soggetto, allora esplodono tutti i neuroni e il lato umano esce fuori. Magari quel vecchietto che sta passeggiando per cavoli suoi non vuole essere infastidito, ma il cappellino che porta in modo buffo vi ha attratto, a quel punto dovete rischiare, e scattare la foto, al massimo farete due chiacchiere per spiegare al vecchio signore le vostre motivazioni, e magari si verrà poi a scoprire che pure lui era un fotoamatore e vi parlerà di cose che voi non immaginavate. Seduti su una panchina al parco, facendo attenzione a tutto ciò che accade intorno. Magari al mare, dopo aver notato mamma e figlia con lo stesso costume giocare sul bagno asciuga. Le scene sono ovunque tutte attorno a voi, dovrete allenare l’occhio e la mente a percepirle.

 

Crea un sito o un blog gratuito su WordPress.com.

Su ↑