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Giuseppe Schiavone

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Prima di Partire

L’attrezzatura

Scegliere con criterio quale deve essere la nostra attrezzatura tecnica, è sempre molto complesso. Ci deve accompagnare nelle situazioni più improbabili, e deve funzionare sempre al massimo.

Tutti sappiamo che in base a ciò che vogliamo fare, esiste uno strumento più opportuno di un altro. Non esiste uno strumento migliore in assoluto. In qualunque campo.

Nella fotografia, e nella mia esperienza personale le cose sono andate in questo modo.

La mia scelta è stata dettata dalla necessità di avere un sistema altamente trasportabile, dal peso e ingombro ridotti, poichè la mia vecchia fotocamera era una reflex Olympus E-3 con sensore 4/3, una macchina stupenda che mi ha dato grandissime soddisfazioni assieme all’obiettivo Zuiko 12-60 f2.8-4, obiettivo voluminoso e piuttosto pesante, con lenti e filtri di dimensioni generose, le ho dato la morte sotto la pioggia e con vento e polvere, una fotocamera incredibilmente resistente e con un ergonomia formidabile.

PESO TOTALE E3 + 12-60: 1.5kg

Quando però uscì il sistema Micro4/3, ingombro e pesi ridottissimi, che ricordavano moltissimo il vecchio sistema OM di Olympus, aumentando la qualità di immagine in modo assurdo, riduzione del rumore ad iso maggiori, ottiche fisse luminosissime ad un prezzo tutto sommato accessibile, e un ritorno al design retrò. E’ stato amore. Se in testa mi era balenata l’idea di acquistare una Canon 5D mkIII, dopo aver visto la nuova (all’epoca) Olympus OM-D E-M5, si è completamente cancellata quell’idea. Alla macchina era abbinato in kit, uno zoom tropicalizzato non molto luminoso M.Zuiko 12-50 f3.5-6.3, ma altamente versatile.

Olympus OM-D E-M5_H5A9977

Dopo aver venduto il mio vecchio sistema ed aver acqustato la E-M5, ho cercato e cercato di tutto sulla rete, leggendo recensioni internazionali, sulle ottiche fisse e zoom, e sul rapporto qualità prezzo. Mesi di ricerche e alla fine ho ceduto alla tentazione a cui tutti i fotografi cedono.

L’ACQUISTO DI UN FISSO!!!!!

Il mio primo obiettivo è stato un M.Zuiko 45mm f1.8 al prezzo nuovo di 250€. Ottica di una nitidezza fantastica, e premiata per il potere risolvente delle sue lenti, in rapporto al prezzo. Lo uso moltissimo per primi piani, mezzi busti, dettagli, still life, anche in situazioni di luce scarsa. Molto neutro nei colori. E le dimensioni sono imbarazzanti, sembra un giocattolo, l’unica cosa è il materiale del barilotto, seppur di buona qualità, resta sempre di plastica.

M.Zuiko 45mm f1.8

 

E DOPO IL PRIMO…

La mia seconda lente è stata un M.Zuiko 17 f1.8, pagato usato circa 350€. L’acquisto di quest’ottica è stato dipendente dal fatto che stessi cercando un obiettivo per street (quindi tra 35mm e 50mm rapportato al FF), luminoso facile da usare e con possibilità di correzione del fuoco manuale con ghiera marcata delle distanze (in MF serve poco più di 1/4 di giro per andare dalla distanza minima a oltre infinito). Lette assolutamente perfetta, linee dritte, niente aberrazioni cromatiche, niente distorsioni, costruito tutto in alluminio. E’ la lente che dopo 2 anni ho lasciato quasi sempre attaccata alla macchina, raramente l’ho tolta per usare altro.

Zuiko 17mm f1.8

…PRESA L’ABITUDINE, I VIZI RESTANO

Recentemente, ho valutato l’acquisto di una ottica ultragrandangolare, ho valutato zoom, e fissi, grandangolari o fisheye. Dopo 2 mesi di ricerca sul web, mi son reso conto di quanto potesse essere bello usare un fisheye (magari corretto delle distorsioni se troppo esagerate). E così cercando ho trovato il pluri premiato Samyang 7.5 f3.5. Un ottica molto compatta, totalmente manuale, costruito in metallo e molto solido. Una qualità ottica veramente eccellente, con un leggero problema di aberrazione cromatica ai bordi (ma stiamo parlando di un obiettivo da 180° di inquadratura), ed un prezzo ridicolo, di circa 260€. E la cosa ancora più incredibile è che per essere un supergrandangolo ha una distanza di fuoco minima veramente ridottissima (circa 9 cm!!!). Obiettivo che per un viaggiatore non deve essere assolutamente un optional.

Samyang 7.5mm f3.5 FishEye

Attualmente ho anche uno zoom tele M.Zuiko 40-150 f4-5.6, un po buio ma per averlo pagato solo 150€ appena uscito è molto nitido ed ha un AF molto preciso

M.Zuiko 40-150mm f4-5.6 R

ma ho un tarlo che mi rivolta la testa, ed è l’acquisto di uno zoom tele superluminoso. Il M.Zuiko 40-150 f2.8. Ma ho ancora tempo, d’altronde ho studiato “SOLO” 1 mese.

PESO TOTALE: E-M5 + 7.5 + 17 + 45 + 12-50 = 1kg

In questo caso, però, ho praticamente tutte le ottiche che mi coprono quasi tutti i generi fotografici, in uno zaino molto più compatto e leggero, e con un resa ottica nettamente superiore, e che dopo ore di trekking quasi non si sente, soprattutto se la macchina la portate sempre al collo.

E poi è figa da morire, in Olympus sono stati veramente dei paraculi assurdi a ricreare il design vintage delle vecchie OM.

PRO

Con un sistema del genere ho sicuramente la possibilità di portarmi dietro tutta l’attrezzatura senza effettuare scelte drastiche e decidere di lasciare a casa qualcosa che poi in viaggio mi sarebbe potuto tornare utile.

Tropicalizzazione e stabilizzazione del sensore unici al mondo, e i migliori del mercato.

CONTRO

L’unico neo che le ho trovato in questi anni è stata la gamma dinamica ad alti iso, nettamente inferiore alla concorrenza FF. Purtroppo in questo il sensore più piccolo paga molto.

Un contro che invece non considero tanto negativo, è la profondità di campo, più ampia rispetto al FF, e questo in determinati generi fotografici (avifauna o closeup) potrebbe risultare un po fastidioso se si cerca lo sfocato a tutti i costi. In realtà non è proprio così, poichè per questo sistema esistono diversi obiettivi f0.95, morbidi e nitidi, da fare invidia anche ai migliori Leica.

 

E dopo avervi fatto questo immenso pippone sull’attrezzatura fotografica che utilizzo vi auguro un buona serata e che possiate viaggiare sempre con la vostra fotocamera sempre al collo.

CheckList

E’ la prima cosa a cui dovrete pensare, anche perché cambierà di continuo, man mano che andrete avanti nell’organizzazione. Personalmente, vi consiglio di dividere la lista in diverse sezioni, come scompartimenti. In modo tale da avere maggiore chiarezza.

Esempio:

Ovviamente dovremo dormire, in questo caso ci servono la tenda e il sacco a pelo. Questi due elementi potremmo metterli nella sezione CAMPEGGIO.

Per le escursioni ci serviranno scarpe da trekking e maglioni caldi, questi elementi potremmo metterli nella sezione TREKKING.

…e così via.

Createvi un ordine logico di come suddividere tutto ciò che vorrete portarvi dietro, man mano che stilate la vostra lista personale.

La mia CheckList per la Norvegia è, attualmente, composta così (agg. al 8 Gennaio 2016):

Camping
 
Corpo
 
Vestiti
 
Tecnologia
Tenda Doccia shampoo 2 Termiche Lunge Olympus EM5
Paletti Fissaggio Tenda Dentifricio 2 Terminche Corte Schede Memoria
Torcia/Luce Spazzolino Denti 4 Paia T-shirt 3 Batterie
Sacco a Pelo Crema solare 2 Paia Calzamaglie (*) Samyang 7.5
Cuscino Alohe 1 Pantaloni Trekking Inv Zuiko 12-50
Mascherina Occhi Cortisone 1 Pantalone Trekking Est Zuiko 17
Materassino Antinfiammatorio 2 Jeans Zuiko 45
Fornello da Campo Voltaren 30 Paia Mutande Zuiko 40-150
Ricariche Gas Ago e Filo 30 Paia Calze Spugna Polarizzatore 58
Accendino 2 Maglioni Pile Adattatore 37 – 58
Ciabatta Elettrica + Shuko 1 Giaccone Neve/Trekking Adattatore 46 – 58
Padellino/Pentolino 1 Maglia Tecnica c Cappuccio Adattatore 52 – 58
Coltellino Multiuso 1 Maglia Tecnica s Cappuccio Cavalletto
Posate 1 Passamontagna (*) Caricabatterie da auto
Corde 1 Cappello Lana Cellulare
Coperte 3 Paia Calze Termiche Caricabatterie Cell
Svelto Piatti Guanti Neve GPS Trekking Europeo
Cibo Disidratato (sali minerali) Keeway GPS Stradale Europeo
20lt di Acqua Scarpe Trekking Goretex Caricabatterie Fotocamera da Auto
Dosatore Acqua (ml) Scarpe da Ginnastica  PC Portatile
Pinza Zaino Fotografico + Sacca Idrica
Cacciavite (Croce-Taglio)  Ciabatte Doccia
Nastro Telato

La Colonna Sonora

music-dandelion

C’è un elemento che mi accompagna in ogni viaggio, in realtà mi accompagna ovunque, e senza la quale proprio non riesco a stare, anche nel momento in cui vi scrivo. La musica. Proprio non riesco a farne a meno.

Ora, ad esempio, ascolto “Le Onde” di Einaudi. Mi trasmette pace, calma e serenità, riesce a districare i pensieri arrovellati nella mia mente, come fosse una specie di magia, quasi come fosse il canto di una sirena.

Proviamo a fare un esperimento.

Provate ad immaginarvi, seduti a leggere un libro.

Ora provate a immaginarvi ripresi da una telecamera che vi gira attorno, quasi come fosse un film.

Bene.

Ora immaginate di dover associare a quel momento del film, una canzone che esalti la ripresa, che esalti le emozioni che provate nel leggere quel libro. Scegliete un genere, un artista, un brano…cosa avete scelto?

Per quanto mi riguarda funziona alla grande, e uso sempre lo stesso concetto per scegliere la musica che mi dovrà accompagnare nei miei viaggi. La playlist che se ascoltata a distanza di anni, mi ricorderà per sempre quei posti meravigliosi in cui sono stato. Ricordo ancora, per esempio, che quando ero piccolo, avrò avuto massimo 10 anni, siamo partiti, io, mia sorella e i miei genitori, per un viaggio in Trentino, e ricordo che “Benvenuti in Paradiso” di Antonello Venditti fu la Theme Song di quel viaggio meraviglioso, ed è un ricordo che non cancellerò mai dalla mia mente, e quando mi capita di riascoltarla quasi riesco a vedere ogni momento in cui l’abbiamo ascoltata, sulla Costiera Amalfitana, vicino il Lago di Garda, e di ritorno a casa, al Parco Nazionale d’Abruzzo mentre ci siamo fermati sulla strada perché c’erano dei cavalli che non ne volevano sapere di spostarsi, e che poi abbiamo accarezzato.

Questa estate siamo partiti con amici per andare in Sicilia 5 giorni, ad esempio, e la colonna sonora è stata solo e unicamente musica commerciale, dance e pop, e la theme song è stata “La Vita com’è” di Max Gazzè, ascoltata mentre entravamo a Taormina. Certe cose non si dimenticano.

Quando, invece, son partito per l’Irlanda non riuscivo a non pensare all’arpa e al flauto, e anche se non è la tipica musica irlandese, ho scelto di portare con me la colonna sonora del Signore degli Anelli. EPICA, ed ha funzionato alla grande, anche se alla mia compagna di viaggio non piaceva proprio per niente.

Per la Norvegia, però, la scelta sta diventando molto difficile, perché passerò tantissimo tempo in auto, e molto spesso sarà difficile guidare con la stanchezza, dovendo rispettare i rigidi controlli dei bassi limiti di velocità presenti nel paese. Per cui sto preparando delle playlist molto attive, che mi tengano compagnia. Musica di ogni tipo, in base allo stato d’animo. Per ora sto preparando la selezione Swing Pop e Surf Rock.

Se siete curiosi di ascoltare qualcosa di Swing più moderno, vi consiglio “Gimme That Swing” di Cissie Redgwick.

Mentre per quanto riguarda il Surf Rock, vi consiglio vivamente “The BFoundation” dei Bazooka Joe, decisamente più da viaggio rispetto alla prima.

Mi raccomando, non dimenticate la vostra colonna sonora da viaggio, vi accompagnerà per tutto il tempo.

…e la buonanotte ve la do con “Vicarious” dei Tool

1. Tipo di Viaggio

Che persona sei?

Sei più tipo da Tè al parco? O sei più tipo da Escursioni in Alta Montagna?

Preferisci la confusione della piazza del paese di domenica a mezzogiorno circondato da bimbi che giocano a pallone? O la profonda pace dell’infinito azzurro che ti sovrasta e del verde che ti circonda in cima ad una vetta?

Prediligi le comodità e i confort di una crociera ai Caraibi o le difficoltà e l’adrenalina di un escursione sullo Jotunheimen?

Ho provato entrambe le cose, in momenti distinti, e se è anche vero che spesso, è la fusione delle due esperienze che rende tutto perfetto, personalmente preferisco di gran lunga le difficoltà della natura, affrontare e risolvere situazioni complesse, sentirmi in grado di poter gestire le avversità della natura.

Sentire il dolore del vento gelido che mi leviga il viso mentre piovendo a dirotto, cerco di fissare la tenda nel punto in cui ho deciso di passare la notte. Accendere un fuoco per riscaldarmi o per cucinare qualcosa da mangiare, in quei momenti in cui anche una tisana calda mi sembra la salvezza. Svegliarsi la mattina sentendo solo il cinguettio degli uccelli che mi accompagna, mentre qualche metro più in la si svela un panorama da togliermi il fiato, e l’unica cosa che sono in grado di fare, è sorridere, emozionarmi, sentire il cuore che quasi esplode.

Certo questo tipo di viaggio prevede molti sacrifici, non si dorme comodamente su un letto ortopedico, non hai il calore del caminetto che ti scalda, e non hai la connessione ad internet ogni volta che lo desideri, ma infondo è quello che cerco quando vengo in luoghi del genere. Ritrovare il mio posto nel mondo, e ricongiungermi con esso.

Un viaggio Into the wild, prevede una pianificazione meticolosa di tutti i dettagli, e poi, come direbbe mia madre, “prevenire è meglio che curare“, ovviamente ciò che è possibile prevedere.

Dovrete prevedere:

  • dove dormire
  • cosa mangiare o bere
  • ogni quanto potrete fare rifornimenti
  • eventuali precauzioni mediche tipo fasciature o antidolorifici
  • in caso andiate con un mezzo vostro, dovrete prevedere di fare tutti i controlli prima della partenza e avere un minimo di abilità meccaniche
  • come trasportare tutto il necessario senza stressare troppo il vostro fisico per troppo tempo
  • conoscere la legislazione dei paesi in cui state andando, riguardo permessi e tasse da pagare, o la moneta nazionale (argomento molto spesso, troppo sottovalutato)

Ma la cosa più importante è rendersi conto di quanto un esperienza di tipo naturalistico possa provarci psicologicamente.

Lo si può fare in compagnia, il che rende tutto più facile, anche se si è soggetti alle necessità e alle difficoltà di un altra persona, e in questo caso, ovviamente, è buona norma scegliere il giusto compagno in base all’escursione che ci apprestiamo a fare.

Ma un viaggio avventura lo si può fare anche in solitaria, e, in questo caso, l’aspetto psicologico diventa di primaria importanza. Tutto è più amplificato. Se decidete di dormire in una pineta, vicino al mare, e di notte dovesse scendere la nebbia, vi ritrovereste in una situazione per certi versi eccitante, per certi altri, molto stressante da gestire. A maggior ragione se siete consapevoli che la città o il luogo abitato più vicino è a qualche km di distanza. In quei momenti dovrete essere bravi a concentrare l’attenzione su altro, magari leggendo o ascoltando musica, o ancora meglio, rivedendo i piani del giorno seguente, le tappe, o le escursioni in programma.

Ricordate più di ogni altra cosa, l’avventura è dentro ognuno di noi, dovrete solo riscoprire voi stessi, e affrontare i problemi senza paura, perché se qualcosa la desiderate veramente, troverete sempre un modo per farla.

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