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Giuseppe Schiavone

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Fotografia

“Taranto Vecchia”

Taranto Vecchia
Taranto Vecchia

La fotografia per me è un miracolo, un dono che ci è stato concesso per poter immortalare momenti che durano meno di un battito di ciglia. Ogni momento è sfuggente, ogni azione genera delle conseguenze, ed è questo il bello di poter girare sempre con una fotocamera al collo. Essere presente nel momento in cui capita qualcosa di unico, qualcosa di meraviglioso o qualcosa di profondamente tragico. Per me è un privilegio la fotografia, com’è un privilegio vivere in una città tanto meravigliosa com’è Taranto. E’ come una donna bellissima, fiera della sua storia e delle sue origini spartane, e come per qualunque altra persona basta scavare un po nella sua storia per capire che tutta quella bellezza cela un lato tragico, orribile. E’ una città sofferente, e vive in simbiosi con quel male che la tiene in vita.

Girare per le vie della Città Vecchia, ti fa viaggiare nel tempo e nello spazio. Ti fa perdere nelle sue strette vie e ti racconta di storie ormai dimenticate nei secoli. Conoscere tutti i suoi segreti e le sue avventure è un viaggio che può durare una vita intera.

Taranto Vecchia
Taranto Vecchia
Taranto Vecchia
Taranto Vecchia

Comincia sul lungomare dei pescherecci la mia giornata, l’antica via Cariati, un porto che ha solo lei, con le abitazioni dei pescatori, pericolanti e sventrate dall’inesistente intervento di una classe politica fantasma, da un lato, e la lunga schiera di grandi pescherecci da altura, dal lato opposto. La mattina è un luogo vivo, pieno di movimento. I pescatori tornano dalla battuta di pesca notturna, con il loro prezioso carico, alcuni si occupano della pulizia dei ricci o delle cozze nere. Altri sistemano le reti per preparare la barca alla prossima battuta. E’ tutto un fermento, un via vai di gente che non si ferma. In alcuni casi si percepisce la stanchezza nei loro volti. Uno sguardo che può dirti tutto, in un attimo di vita, se solo glielo permetti.

Taranto Vecchia
Taranto Vecchia
Taranto Vecchia
Taranto Vecchia

Altre volte, invece, ci si fa coinvolgere dalla splendida accoglienza e ospitalità dei ragazzi, per nulla infastiditi dalla presenza di una macchina fotografica o di qualcuno che non hanno mai visto. E’ un aspetto che ho imparato a conoscere, un lato che non conoscevo assolutamente, e che anzi criticavo senza “sapere”. Alle volte ci si può sbagliare alla grande.

Ho chiesto loro di come fosse andata la notte, e con un sorriso amaro mi hanno risposto chiedendomi se avessi mille euro da regalare loro. Evidentemente non deve essere andata per nulla bene. Parlando con un altro pescatore però, mi ha spiegato che in questo periodo c’è poco pesce sotto costa, e che per prendere qualcosa di accettabile ci si deve spostare molto fuori, e ovviamente queste, sono spese che devono essere sostenute a prescindere se dovessero o meno tornare con la stiva piena.

Taranto Vecchia
Taranto Vecchia

Ma la dedizione al loro lavoro è ammirevole. Oggi la giornata è calda, ma sono le 11 di mattina, la notte non deve essere, invece, stata tanto clemente. Noto le loro mani rude, e non posso non notare le molteplici lesioni, eppure il morale è sempre alto, questa è gente da invidiare, gente che nonostante tutto non si arrende, e forse, trova del positivo anche là dove apparentemente non c’è.

Ma le situazioni si susseguono senza sosta, e come degli esperti sarti mettono mani alle reti. Prima vengono stese, poi tirate, poi raccolte, poi ne cercano le parti rotte o rovinate per sostituirne i pezzi, poi viene nuovamente stesa e con uno speciale ago ne ricuciono i pezzi strappati durante la pesca in mare. La cosa che mi ha colpito, però, è che una volta stese sulla terra ferma, le reti prendono la forma delle onde del mare, mi perdo in questa similitudine quel tanto che basta a farmi deconcentrare e distrarre da una scena stupenda, che non racconterò.

Taranto Vecchia
Taranto Vecchia
Taranto Vecchia
Taranto Vecchia
Taranto Vecchia
Taranto Vecchia
Taranto Vecchia
Taranto Vecchia

Eppure in tutto questo c’è del marcio, è una città abbandonata al suo destino, e il cittadino non l’aiuta per nulla, è pieno di sporcizia ovunque. Nelle buche sul pavimento di marmo, o in acqua sotto le banchine, è pieno di polistirolo, bottiglie di plastica o pezzi di ombrellone arrugginiti. E dopo aver visto tanto splendore mi tocca il profondo dell’anima comprendere che piccoli gesti potrebbero cambiare radicalmente questa città. Ma i cittadini, non tutti, ma una buona parte, non ha intenzione di cambiare, di capire quanto importante siano i gesti dei singoli cittadini, o di quanto positivo possa essere far capire ai propri figli l’importanza del non buttare la carta del gelato in acqua.

Taranto
Taranto

E’ una città meravigliosa quella in cui vivo, ricca di contrasti e di aneddoti di ogni tipo. Così poco si conosce del cuore di una delle città più antiche e gloriose d’Italia. Vorrei che la mente dei cittadini del “borgo” si aprisse. Vorrei che i tarantini riscoprissero l’istinto di appartenenza alla loro terra, partendo dalla storia. Dal dialetto, un dialetto così disprezzato da noi stessi perché crediamo che sia troppo grezzo, sguaiato, quando non è affatto vero. Basta poco per riscoprirsi fieri di uno dei posti più belli del mondo, a due passi dal ponte girevole, abbracciata dai Due Mari.

La ricerca dell’emotività

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Ognuno di noi cerca qualcosa su questo Mondo.

C’è chi cerca l’ultimo modello di fotocamera, e chi la lente più definita.

C’è chi cerca il posto giusto, e chi il momento giusto.

C’è chi cerca la persona perfetta, e chi, invece, la trova!

Alle volte si pensa che sia solo questione di fortuna, che le nostre decisioni possano condizionare il percorso della nostra esistenza solo in parte, e quando non riusciamo ad arrivare alla meta, sia colpa della fortuna che ha deciso di voltarci le spalle proprio in quel momento.

Molto spesso si creano dei contrasti dentro di noi, scelte che facciamo in base alla nostra esperienza, o al semplice e puro piacere di ricercare il bello in una situazione. La fotografia è evoluzione, è ricerca, continuo sviluppo delle idee e dell’intelletto, ma alla base di tutto c’è sempre l’emozione. Imparare ad ascoltare queste emozioni, è quanto di più difficile si possa immaginare. Anche le situazioni più semplici ci possono mettere in difficoltà.

Ho provato a buttarmi in ogni genere fotografico, dalla macro dei fiori alla fotografia paesaggistica, dalla fotografia glamour al reportage di matrimonio. Sono sempre stato maledettamente curioso, fin da piccolo, quando per la prima volta ho usato l’Olympus OM1 di mio padre con il 50mm f1.8, piccola leggera e solida, al matrimonio dei miei zii. Ma nessuno di quei generi mi ha mai trasmesso un brivido, quella scarica emotiva che mi smuovesse qualcosa nel profondo, che mi turbasse o mi facesse sorridere. E man mano che provavo a vedere qualcosa di nuovo, mi sono accorto che la fotografia non mi emozionava più come avrei voluto. La stavo allontanando. Destino vuole, però, che mi sia imbattuto per puro caso nel film-documentario di Wim Wenders dedicato a Sebastiao Salgado, IL SALE DELLA TERRA, ed è da lì che tutto è cambiato. Le sue foto trascendono la carta, lo schermo e arrivano dritti al cuore, alle volte con violenza, devastandoti con la loro cruda descrizione sulla devastazione dell’uomo. Come le immagini dell’Africa e più precisamente del RuandaSalgado_Africa salgado_worker salgado_cartello

Alle volte ti culla dolcemente facendoti ritrovare quel senso di appartenenza e profondo legame con tutto ciò che esiste, donandoti meravigliose scene di animali liberi, tribù di uomini ai confini del mondo conosciuto. Insomma, era proprio questo che stavo cercando. Quanto sono stato cieco in tutti questi anni.salgado_norvegia salgado_genesisalgado_genesi2

A quel punto ho deciso di cambiare tutto, a cominciare dall’attrezzatura. Ma come si può pensare che sia lo strumento a fare la differenza? Passare da una reflex voluminosa ad una compatta ma ugualmente potente mirrorless, abbandonando l’idea dei troppo comodi zoom, per abbracciare la strada dei fissi. La mia è stata una ricerca che non si è mai fermata, e che mi ha portato a capire l’importanza dell’interazione con le persone, e con gli animali, ed è per questo dovevo togliere tutte le distrazioni. Il fisso ti obbliga a pensare, ti impone disciplina, non ti permette di distrarti dalla scena e ti costringe ad interagire con essa e con il mondo circostante. Non è un discorso da puristi, personalmente li ho sempre odiato quelli che decantano la loro, come verità assoluta su tutto e tutti. Ci ho messo molto tempo a prendere confidenza con il 35mm, ma ora posso dirlo, per me non c’è nulla di più bello che essere nella scena nel momento stesso in cui la stai scattando. Puoi sentire lo sguardo dei soggetti che penetra l’obiettivo, ti coinvolge ed esalta ogni emozione. La paura diventa terrore, la felicità diventa euforia, e alle volte si fa fatica anche a rispondere a semplici domande, perchè la mente è troppo concentrata sul momento, e al minimo cenno di interazione hai quasi timore di stare facendo qualcosa di sbagliato. Ma non è così, anzi, la maggior parte delle volte, è proprio la curiosità che spinge le persone, a chiederti il motivo per il quali hai scattato loro una foto.

Purtroppo oggi la semplicità è qualcosa che non è più richiesta, e quando qualcuno prova ad essere gentile con noi, chiaro nella scelta delle parole, ci sembra strano. Ciò che ho avuto difficoltà a capire fino ad ora è stato proprio questo, scegliere di interrompere la scena e chiedere il permesso, o scattare per poi interagire? Sta tutto lì l’equilibrio. Capire la scena. Anticipare i movimenti del soggetto, quando possibile. Ma è proprio questo che genera un esplosione di emozioni, e quando per fare quella foto con il 35mm sai di dover essere a 2 metri, forse meno, dal soggetto, allora esplodono tutti i neuroni e il lato umano esce fuori. Magari quel vecchietto che sta passeggiando per cavoli suoi non vuole essere infastidito, ma il cappellino che porta in modo buffo vi ha attratto, a quel punto dovete rischiare, e scattare la foto, al massimo farete due chiacchiere per spiegare al vecchio signore le vostre motivazioni, e magari si verrà poi a scoprire che pure lui era un fotoamatore e vi parlerà di cose che voi non immaginavate. Seduti su una panchina al parco, facendo attenzione a tutto ciò che accade intorno. Magari al mare, dopo aver notato mamma e figlia con lo stesso costume giocare sul bagno asciuga. Le scene sono ovunque tutte attorno a voi, dovrete allenare l’occhio e la mente a percepirle.

 

Quando l’Irlanda chiama…

Cliffs of Moher

…non puoi che rispondere!!

 

I colori del cielo sembrano disegnati con gli acquerelli. Il suo verde fa tornare alla mente scontri epici fra draghi e uomini, nani ed elfi. La mia mente ha fantasticato spesso su quanto potessero essere mistici questi luoghi. E’ una terra magica, che deve essere vissuta con passione ed emozione, ci si deve far trasportare dalla sua semplicità.

Mi con sempre chiesto, faticando a trovare una risposta, come un luogo fisico potesse trasmettere altro, invece della sola bellezza dei suoi panorami. Come potesse un luogo farmi tornare alla mente, quasi come fosse scritto nel mio DNA scene di un lontano passato. L’Irlanda non è solo Guinness, o pub, o immense vallate verdi ed enormi scogliere sull’Oceano Atlantico; l’Irlanda è storia, l’Irlanda è un luogo dove il tempo si è fermato e dove ogni cosa assume un importanza vitale, trasmettendo tutto il suo bagaglio. I secoli, i millenni, sembrano concentrati in un unico momento, quello in cui finalmente aprirete gli occhi e vedrete voi stessi cosa significa essere li, semplicemente li.

DUBLINO

Prima tappa del viaggio. 2 giorni per girare la città, capirne i ritmi, e coglierne il respiro.

La S.Patrick con la sua immensità e con la sua imponenza

San Patrick

S. Patrick

Girando per quartieri caratteristici della città

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e visitato la Guinness Storehouse:

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il tour prevede di arrivare in cima alla torre, per poter ammirare il panorama della città, e il momento in cui ti rendi conto che l’orizzonte si fonde con la Guinness, allora si che ti trovi nel posto giusto al momento giusto!!

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e la prima è fatta…

Questa poi è una città internazionale e si vede anche da come si sono evoluti i trasporti

Dublino

Dopo aver passato due giorni a Dublino era arrivato il momento di uscire fuori, ed andare incontro al destino, incontro alla parte che più attendevo del viaggio, l’entro terra è la parte più selvaggia e incontaminata. Eppure, spesso, si trovano gruppi di casette, con un un market che, con mia grande sorpresa (in Italia la vedono come una cosa assurda) è aperto 24H, non solo i market nelle città.

NEWGRANGE

Uscito da Dublino, faccio una breve sosta ad un antica tomba preistorica “NewGrange”, risalente a poco più di 5000 anni fa, addirittura più antico del sito di Stonehenge. Un struttura immensa, completamente persa nel verde. Ha una particolarità degna di nota, oltre ad essere uno dei più vecchi ritrovamenti del genere in Europa. E’ una tomba a camera costruita in modo tale che il primo fascio di sole del solstizio d’inverno illumina il corridoio fino alla camera mortuaria posta al centro della struttura stessa.

Newgrange

SLIGO

Ed ora direzione nordovest, più precisamente verso Sligo, un piccolo borgo di pescatori, molto ben tenuto, moderno e storico allo stesso tempo. Con scorci caratteristici, ed una immensa conca naturale che si affaccia sull’Atlantico.

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Sligo

INISHBOFIN

Una delle esperienze più belle che, però, ho vissuto in Irlanda, è stata quella di visitare Inishbofin, una piccola isola che fa parte della Contea di Galway. Il meteo sicuramente non è stato dei nostri, e poco fuori dalla conca di Cleggan, il peschereccio da turismo ha cominciato ad essere in balia delle onde. Personalmente non è stato un grosso problema, poiché son nato e cresciuto su una barca (grazie padre, santo uomo), ma molte persone hanno sentito molto di più il mare. Tra la nebbia e la pioggia, la visibilità era ridotta a pochi metri dalla barca, una situazione psicologicamente molto forte da gestire, ma anche molto surreale e piacevole dal punto di vista visivo, ancora una volta l’Irlanda aveva dimostrato la sua magia.

Inishbofin Inishbofin Inishbofin Inishbofin

Arrivati sull’isola quella sensazione di surreale si è amplificata, con vallate quasi alla Silent Hill (per chi non lo conoscesse è un videogioco da cui è stato poi tratto anche un film horror, ambientato in una cittadina avvolta nella nebbia).

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Girare per le vie dell’isola è stato stupendo, con quella leggera pioggerellina che mi ha accompagnato fin da quando ho messo piede in terra Irlandese. Incrociando solamente i pescatori dell’isola.

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o magari qualche altro escursionista.

Alla fine però, una birra prima di riprendere il traghetto per la terra ferma è d’obbligo, e l’unica locanda presente sull’isola è il “The Beach, Days Bar“, un locale caratteristico che accoglie i pescatori infreddoliti e inzuppati dalle battute di pesca in alto mare, un’isola di salvezza per chiunque cerchi un momento di calore per rifocillarsi.

Inishbofin

portiamo un po di colore in questo luogo lontano dalla luce!

Inishbofin

Sarà stata l’aria del posto, sarà stato il tempaccio, o l’adrenalina del maltempo in mare, ma questa volta la birra sembrava più buona e il panino con hamburger che ho divorato sembrava anche fin troppo piccolo.

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GALWAY

Una città vivace, solare, e non solo perché ad accogliermi, finalmente dopo 5 giorni, c’è stato un sole caldissimo, ma perché è una città dinamica, artistica, le sue vie erano disseminate di artisti di strada, che tra spettacoli musicali, di fuoco, e di equilibrio, alle volte anche mischiate tra loro, mi hanno tenuto compagnia in modo che mai mi sarei aspettato.

Galway  Inoltre, in questi giorni, Galway è stata la tappa della regata più famosa e più difficile al mondo, la Volvo Ocean Race. Una regata che si estende in tutto il mondo, gli equipaggi viaggiano con le famiglie al seguito, perché ha una durata di diversi mesi, facendo tappa in moltissime città. Si avvertiva la stanchezza e la pesantezza fisica degli equipaggi al loro rientro in porto.

Volvo Ocean Race Volvo Ocean Race

Il porto era stupendo, ricco di barche di ogni tipo, soprattutto di una tipica barca del posto, con una velatura di colore e forma particolare, e lo scafo dalla forma molto strana, l’Hooker di Galway, un’imbarcazione che ho trovato solo nella contea di Galway.

Galway Hooker Galway Hookergalway-3galway-2galway-1

E come se tutto ciò non avesse già scatenato fin troppe emozioni, l’addio questa città me lo da in modo tutto suo, quel giorno è stata organizzata una sfilata/corteo stupendo, che ricordava gli USA nei loro momenti storici più importanti.

(*)immagine dai riferimenti puramente casuali

galway-5e la sera mi aspetta la meritata birra in uno dei pub più famosi di tutta l’irlanda, il “King’s Head Pub”.kings head

LA GUIDA

Le emozioni sono veramente intense, ed è una susseguirsi continuo, senza sosta, il viaggio è la parte che preferisco, in piccole e strette stradine delle e tra le contee, e tutto questo rende le emozioni molto più forti e più autentiche. L’autostrada ad anello non faceva parte dei miei piani, ho voluto vivere le campagne e sentire il profumo della terra bagnata, il rumore delle foglie e gli alberi sussurrarmi della loro storia millenaria. Ma c’era una cosa per la quale ci ho messo un po ad abituarmi, il senso di marcia. E si, in Irlanda si guida nella corsia di sinistra, come in tutti i luoghi anglosassoni. Ci è voluto veramente un po per sciogliermi, i primi chilometri ero giustamente teso, mantenere correttamente la corsia giusta, o affrontare le rotatorie al contrario (in Italia il 90% delle persone non ha ben chiaro il senso di rotazione a destra, figuriamoci quello invertito, fortunatamente non è stato il mio caso). Sulle strade extra urbane non è andata così male, le principale arterie di uscita e ingresso delle città. Il problema è stato mantenere la calma su strade poco più larghe della mia macchina (un Opel Corsa), su continui sali/scendi, con la nebbia e la pioggia. Diciamo che, ho avuto momenti di tensione, soprattutto quando non trovavo il cambio nel posto in cui me lo ricordavo!!!!! Ma alla fine, dopo un paio di giorni, era praticamente fatta, ero pronto a guidare ovunque il destino mi volesse portare.

Ma le strade si fanno percorrere e fortuna vuole che si facciano incontri meravigliosi, un turista olandese di cui non conosco il nome, che stava girando tutta l’Irlanda in bici, partendo e tornando a Dublino.cliffs-of-moher-2Come fa questo meraviglioso paese ad essere così vario, così incredibilmente puro, e selvaggio?cliffs-of-moher-3 cliffs-of-moher-4 cliffs-of-moher-5ma camminando camminando arriviamo finalmente…

CLIFFS OF MOHER

…questo è il momento che ho atteso più di tutti. Sicuramente uno dei posti più incredibili e più conosciuti di tutta l’Irlanda. L’arrivo alle Scogliere di Moher. Pareti di roccia alti più di 200 metri a strapiombo sull’Oceano Atlantico.

Un posto nel quale mi fermo per un tempo indefinito, non mi interessa assolutamente sapere QUANDO sono. Questo è un luogo dove spazio e tempo non esistono più, e l’unica cosa che ti accompagna è il suono dell’Arpa mista al suono delle onde che sbatte violentemente sugli scogli, duecento metri più in basso.cliffs-of-moher-8 cliffs-of-moher-6E mentre avanzo lungo il percorso, il cuore comincia a battere sempre più all’impazzata, mi avvicino sempre più al ciglio del burrone, e mentre da un lato qualche buon amico, fa un bel riposinocliffs-of-moher-7dall’altro i miei occhi vedono il paradiso

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Provo a sporgermi con accortezza. Più in giù, ho visto alcuni gabbiani volare per fermarsi sul nido al riparo dalle intemperie atlantiche. L’amico si è trovato un attico niente male veramente.

cliffs-of-moher-10

Inizio il rientro alla macchina, e mi volto nuovamente ad ammirare quel immenso panorama, nel quale chiunque si sentirebbe nulla.

Cliffs of Moher

KILLARNEY

Manca poco perché il viaggio finisca, manca un ultima tappa. La tranquilla cittadina di Killarney. Ci accoglie con un bellissimo paesaggio, il vicino lago di Laugh, sovrastato da un incredibile castello di roccia, massiccio, e medievale come quasi tutti i luoghi che ho visitato, eppure questo è particolarmente massiccio. Il Ross Castle.

ross_castle_killarneyApprofitto della calma del lago per fare un escursione in barcakillarney

 

RICORDI

Il viaggio volge al termine, purtroppo sono quasi arrivato a Dublino, 9 giorni sono trascorsi, fin troppo velocemente, e porto con me l’idea che questo posto incantato non sia frutto solo della mia fantasia, o di qualche sogno incredibile. Questi luoghi esistono realmente, impressi nella mente, quasi come fossero marchiati a fuoco nei ricordi. Per salutare questa terra magica, mi permetto di utilizzare una citazione che tutti conosciamo, sicuramente, perché è così incredibilmente vero:

Il cielo d’Irlanda è un oceano di nuvole e luce
Il cielo d’Irlanda è un tappeto che corre veloce
Il cielo d’Irlanda ha i tuoi occhi se guardi lassù
Ti annega di verde e ti copre di blu
Ti copre di verde e ti annega di blu

e ancora

Ma dopo un momento i colori li fa brillare più del vero
Ma dopo un momento li fa brillare più del vero
Il cielo d’Irlanda è una donna che cambia spesso d’umore
Il cielo d’Irlanda è una gonna che gira nel sole
Il cielo d’Irlanda è Dio che suona la fisarmonica
Si apre e si chiude con il ritmo della musica

 

grazie mia amata dal lungo vestito verde e dai folti capelli turchese.

L’attrezzatura

Scegliere con criterio quale deve essere la nostra attrezzatura tecnica, è sempre molto complesso. Ci deve accompagnare nelle situazioni più improbabili, e deve funzionare sempre al massimo.

Tutti sappiamo che in base a ciò che vogliamo fare, esiste uno strumento più opportuno di un altro. Non esiste uno strumento migliore in assoluto. In qualunque campo.

Nella fotografia, e nella mia esperienza personale le cose sono andate in questo modo.

La mia scelta è stata dettata dalla necessità di avere un sistema altamente trasportabile, dal peso e ingombro ridotti, poichè la mia vecchia fotocamera era una reflex Olympus E-3 con sensore 4/3, una macchina stupenda che mi ha dato grandissime soddisfazioni assieme all’obiettivo Zuiko 12-60 f2.8-4, obiettivo voluminoso e piuttosto pesante, con lenti e filtri di dimensioni generose, le ho dato la morte sotto la pioggia e con vento e polvere, una fotocamera incredibilmente resistente e con un ergonomia formidabile.

PESO TOTALE E3 + 12-60: 1.5kg

Quando però uscì il sistema Micro4/3, ingombro e pesi ridottissimi, che ricordavano moltissimo il vecchio sistema OM di Olympus, aumentando la qualità di immagine in modo assurdo, riduzione del rumore ad iso maggiori, ottiche fisse luminosissime ad un prezzo tutto sommato accessibile, e un ritorno al design retrò. E’ stato amore. Se in testa mi era balenata l’idea di acquistare una Canon 5D mkIII, dopo aver visto la nuova (all’epoca) Olympus OM-D E-M5, si è completamente cancellata quell’idea. Alla macchina era abbinato in kit, uno zoom tropicalizzato non molto luminoso M.Zuiko 12-50 f3.5-6.3, ma altamente versatile.

Olympus OM-D E-M5_H5A9977

Dopo aver venduto il mio vecchio sistema ed aver acqustato la E-M5, ho cercato e cercato di tutto sulla rete, leggendo recensioni internazionali, sulle ottiche fisse e zoom, e sul rapporto qualità prezzo. Mesi di ricerche e alla fine ho ceduto alla tentazione a cui tutti i fotografi cedono.

L’ACQUISTO DI UN FISSO!!!!!

Il mio primo obiettivo è stato un M.Zuiko 45mm f1.8 al prezzo nuovo di 250€. Ottica di una nitidezza fantastica, e premiata per il potere risolvente delle sue lenti, in rapporto al prezzo. Lo uso moltissimo per primi piani, mezzi busti, dettagli, still life, anche in situazioni di luce scarsa. Molto neutro nei colori. E le dimensioni sono imbarazzanti, sembra un giocattolo, l’unica cosa è il materiale del barilotto, seppur di buona qualità, resta sempre di plastica.

M.Zuiko 45mm f1.8

 

E DOPO IL PRIMO…

La mia seconda lente è stata un M.Zuiko 17 f1.8, pagato usato circa 350€. L’acquisto di quest’ottica è stato dipendente dal fatto che stessi cercando un obiettivo per street (quindi tra 35mm e 50mm rapportato al FF), luminoso facile da usare e con possibilità di correzione del fuoco manuale con ghiera marcata delle distanze (in MF serve poco più di 1/4 di giro per andare dalla distanza minima a oltre infinito). Lette assolutamente perfetta, linee dritte, niente aberrazioni cromatiche, niente distorsioni, costruito tutto in alluminio. E’ la lente che dopo 2 anni ho lasciato quasi sempre attaccata alla macchina, raramente l’ho tolta per usare altro.

Zuiko 17mm f1.8

…PRESA L’ABITUDINE, I VIZI RESTANO

Recentemente, ho valutato l’acquisto di una ottica ultragrandangolare, ho valutato zoom, e fissi, grandangolari o fisheye. Dopo 2 mesi di ricerca sul web, mi son reso conto di quanto potesse essere bello usare un fisheye (magari corretto delle distorsioni se troppo esagerate). E così cercando ho trovato il pluri premiato Samyang 7.5 f3.5. Un ottica molto compatta, totalmente manuale, costruito in metallo e molto solido. Una qualità ottica veramente eccellente, con un leggero problema di aberrazione cromatica ai bordi (ma stiamo parlando di un obiettivo da 180° di inquadratura), ed un prezzo ridicolo, di circa 260€. E la cosa ancora più incredibile è che per essere un supergrandangolo ha una distanza di fuoco minima veramente ridottissima (circa 9 cm!!!). Obiettivo che per un viaggiatore non deve essere assolutamente un optional.

Samyang 7.5mm f3.5 FishEye

Attualmente ho anche uno zoom tele M.Zuiko 40-150 f4-5.6, un po buio ma per averlo pagato solo 150€ appena uscito è molto nitido ed ha un AF molto preciso

M.Zuiko 40-150mm f4-5.6 R

ma ho un tarlo che mi rivolta la testa, ed è l’acquisto di uno zoom tele superluminoso. Il M.Zuiko 40-150 f2.8. Ma ho ancora tempo, d’altronde ho studiato “SOLO” 1 mese.

PESO TOTALE: E-M5 + 7.5 + 17 + 45 + 12-50 = 1kg

In questo caso, però, ho praticamente tutte le ottiche che mi coprono quasi tutti i generi fotografici, in uno zaino molto più compatto e leggero, e con un resa ottica nettamente superiore, e che dopo ore di trekking quasi non si sente, soprattutto se la macchina la portate sempre al collo.

E poi è figa da morire, in Olympus sono stati veramente dei paraculi assurdi a ricreare il design vintage delle vecchie OM.

PRO

Con un sistema del genere ho sicuramente la possibilità di portarmi dietro tutta l’attrezzatura senza effettuare scelte drastiche e decidere di lasciare a casa qualcosa che poi in viaggio mi sarebbe potuto tornare utile.

Tropicalizzazione e stabilizzazione del sensore unici al mondo, e i migliori del mercato.

CONTRO

L’unico neo che le ho trovato in questi anni è stata la gamma dinamica ad alti iso, nettamente inferiore alla concorrenza FF. Purtroppo in questo il sensore più piccolo paga molto.

Un contro che invece non considero tanto negativo, è la profondità di campo, più ampia rispetto al FF, e questo in determinati generi fotografici (avifauna o closeup) potrebbe risultare un po fastidioso se si cerca lo sfocato a tutti i costi. In realtà non è proprio così, poichè per questo sistema esistono diversi obiettivi f0.95, morbidi e nitidi, da fare invidia anche ai migliori Leica.

 

E dopo avervi fatto questo immenso pippone sull’attrezzatura fotografica che utilizzo vi auguro un buona serata e che possiate viaggiare sempre con la vostra fotocamera sempre al collo.

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