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Ognuno di noi cerca qualcosa su questo Mondo.

C’è chi cerca l’ultimo modello di fotocamera, e chi la lente più definita.

C’è chi cerca il posto giusto, e chi il momento giusto.

C’è chi cerca la persona perfetta, e chi, invece, la trova!

Alle volte si pensa che sia solo questione di fortuna, che le nostre decisioni possano condizionare il percorso della nostra esistenza solo in parte, e quando non riusciamo ad arrivare alla meta, sia colpa della fortuna che ha deciso di voltarci le spalle proprio in quel momento.

Molto spesso si creano dei contrasti dentro di noi, scelte che facciamo in base alla nostra esperienza, o al semplice e puro piacere di ricercare il bello in una situazione. La fotografia è evoluzione, è ricerca, continuo sviluppo delle idee e dell’intelletto, ma alla base di tutto c’è sempre l’emozione. Imparare ad ascoltare queste emozioni, è quanto di più difficile si possa immaginare. Anche le situazioni più semplici ci possono mettere in difficoltà.

Ho provato a buttarmi in ogni genere fotografico, dalla macro dei fiori alla fotografia paesaggistica, dalla fotografia glamour al reportage di matrimonio. Sono sempre stato maledettamente curioso, fin da piccolo, quando per la prima volta ho usato l’Olympus OM1 di mio padre con il 50mm f1.8, piccola leggera e solida, al matrimonio dei miei zii. Ma nessuno di quei generi mi ha mai trasmesso un brivido, quella scarica emotiva che mi smuovesse qualcosa nel profondo, che mi turbasse o mi facesse sorridere. E man mano che provavo a vedere qualcosa di nuovo, mi sono accorto che la fotografia non mi emozionava più come avrei voluto. La stavo allontanando. Destino vuole, però, che mi sia imbattuto per puro caso nel film-documentario di Wim Wenders dedicato a Sebastiao Salgado, IL SALE DELLA TERRA, ed è da lì che tutto è cambiato. Le sue foto trascendono la carta, lo schermo e arrivano dritti al cuore, alle volte con violenza, devastandoti con la loro cruda descrizione sulla devastazione dell’uomo. Come le immagini dell’Africa e più precisamente del RuandaSalgado_Africa salgado_worker salgado_cartello

Alle volte ti culla dolcemente facendoti ritrovare quel senso di appartenenza e profondo legame con tutto ciò che esiste, donandoti meravigliose scene di animali liberi, tribù di uomini ai confini del mondo conosciuto. Insomma, era proprio questo che stavo cercando. Quanto sono stato cieco in tutti questi anni.salgado_norvegia salgado_genesisalgado_genesi2

A quel punto ho deciso di cambiare tutto, a cominciare dall’attrezzatura. Ma come si può pensare che sia lo strumento a fare la differenza? Passare da una reflex voluminosa ad una compatta ma ugualmente potente mirrorless, abbandonando l’idea dei troppo comodi zoom, per abbracciare la strada dei fissi. La mia è stata una ricerca che non si è mai fermata, e che mi ha portato a capire l’importanza dell’interazione con le persone, e con gli animali, ed è per questo dovevo togliere tutte le distrazioni. Il fisso ti obbliga a pensare, ti impone disciplina, non ti permette di distrarti dalla scena e ti costringe ad interagire con essa e con il mondo circostante. Non è un discorso da puristi, personalmente li ho sempre odiato quelli che decantano la loro, come verità assoluta su tutto e tutti. Ci ho messo molto tempo a prendere confidenza con il 35mm, ma ora posso dirlo, per me non c’è nulla di più bello che essere nella scena nel momento stesso in cui la stai scattando. Puoi sentire lo sguardo dei soggetti che penetra l’obiettivo, ti coinvolge ed esalta ogni emozione. La paura diventa terrore, la felicità diventa euforia, e alle volte si fa fatica anche a rispondere a semplici domande, perchè la mente è troppo concentrata sul momento, e al minimo cenno di interazione hai quasi timore di stare facendo qualcosa di sbagliato. Ma non è così, anzi, la maggior parte delle volte, è proprio la curiosità che spinge le persone, a chiederti il motivo per il quali hai scattato loro una foto.

Purtroppo oggi la semplicità è qualcosa che non è più richiesta, e quando qualcuno prova ad essere gentile con noi, chiaro nella scelta delle parole, ci sembra strano. Ciò che ho avuto difficoltà a capire fino ad ora è stato proprio questo, scegliere di interrompere la scena e chiedere il permesso, o scattare per poi interagire? Sta tutto lì l’equilibrio. Capire la scena. Anticipare i movimenti del soggetto, quando possibile. Ma è proprio questo che genera un esplosione di emozioni, e quando per fare quella foto con il 35mm sai di dover essere a 2 metri, forse meno, dal soggetto, allora esplodono tutti i neuroni e il lato umano esce fuori. Magari quel vecchietto che sta passeggiando per cavoli suoi non vuole essere infastidito, ma il cappellino che porta in modo buffo vi ha attratto, a quel punto dovete rischiare, e scattare la foto, al massimo farete due chiacchiere per spiegare al vecchio signore le vostre motivazioni, e magari si verrà poi a scoprire che pure lui era un fotoamatore e vi parlerà di cose che voi non immaginavate. Seduti su una panchina al parco, facendo attenzione a tutto ciò che accade intorno. Magari al mare, dopo aver notato mamma e figlia con lo stesso costume giocare sul bagno asciuga. Le scene sono ovunque tutte attorno a voi, dovrete allenare l’occhio e la mente a percepirle.